RELAZIONE FINALE
DELLA COMMISSIONE SPECIALE SULL’IMPIANTO DI FALASCAIA
AL CONSIGLIO PROVINCIALE
1. Introduzione
Con questa Relazione, costituita da verbali, documenti, testimonianze raccolti in quasi due mesi di intenso lavoro, noi componenti della Commissione Speciale ci auguriamo di aver centrato gli obiettivi posti dal Consiglio Provinciale di Lucca.
In particolare auspichiamo di consegnare al Consiglio e alla collettività tutta un documento in grado di ampliare la conoscenza su quante e quali siano state le varie problematiche che hanno interessato l’impianto di Falascaia, nel Comune di Pietrasanta, dalla sua previsione ad oggi.
Un “fascicolo” in cui abbiamo deciso di inserire i verbali e tutta quella documentazione che ha messo in evidenza alcune “criticità” non solo dell’impianto, ma anche dell’intero sistema di raccolta e smaltimento delle RSU nella nostra Provincia e in particolare in Versilia.
A seguito dell’Ordine del Giorno votato dal Consiglio Provinciale in data 18 settembre 2008, con decreto n. 1 del 19 settembre 2008 il Presidente del Consiglio (All. 1) ha costituito, ai sensi dell’art. 17 del Regolamento del Consiglio Provinciale, una Commissione Consiliare Speciale per l’esame e l’approfondimento delle problematiche relative all’impianto di Falascaia, con particolare riferimento alle procedure seguite per la realizzazione dell’impianto, alle varie autorizzazioni, ai controlli effettuati dagli organismi competenti, alle modalità di funzionamento dello stesso.
Tale Commissione ha avuto la possibilità di acquisire dagli uffici dell’Ente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per il pieno svolgimento dei propri compiti, nonché di effettuare audizioni di soggetti esterni all’Ente in possesso di informazioni utili ai propri lavori.
Data la delicatezza delle problematiche affrontate, i componenti, il Segretario della Commissione e tutti i soggetti uditi dalla Commissione medesima sono stati vincolati o invitati nei propri lavori o nelle audizioni all’osservanza dell’assoluta riservatezza circa lo svolgimento degli stessi, almeno fino al momento della relazione finale al Consiglio e, pertanto, la Commissione ha svolto sedute in forma non pubblica.
Con decreti n. 2 del 14 novembre 2008 e n. 3 del 10 dicembre 2008 il Presidente del Consiglio ha prorogato la durata della Commissione fino al 12 gennaio 2009. La Commissione ha pertanto consegnato entro la data del 12 gennaio 2009 i risultati dei propri lavori al Presidente del Consiglio.
La Commissione, composta dai Consiglieri Bianchi Fabrizio, Bonuccelli Marco, David Marcucci, Nardini Egidio, Picchi Luisa, Pioli Francesco e Tamagnini Roberto, nel corso della prima riunione convocata dal Presidente del Consiglio ha provveduto a nominare il proprio Presidente nella persona del Consigliere David Marcucci.
Le funzioni di segreteria della Commissione sono state svolte dal Segretario Generale Reggente, Dr. Luigi De Angelis, e dalla sua delegata, Dr.ssa Alessandra Natalini, la quale ha seguito in modo particolare i lavori della Commissione.
Nel corso della prima riunione del 22 settembre (Verbale n.1) la Commissione ha stabilito di procedere all’audizione sia di soggetti interni all’Ente (Dirigente e Assessore del Servizio Ambiente), sia di soggetti esterni (ARPAT, Asl, Regione Toscana, Ascit, ecc.). Tale decisione è stato il frutto di una precisa scelta della Commissione che, prima di procedere a qualunque conclusione, ha deciso di procurarsi quante più informazioni possibili sia documentali, sia tramite incontri diretti con persone informate dei fatti, al fine di acquisire un quadro generale della vicenda.
In data 23 settembre (Verbale n.2) la Commissione, assieme all’Assessore Regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini, al Presidente della Provincia Stefano Baccelli, all’Assessore Provinciale all’Ambiente Maura Cavallaro e ad alcuni rappresentanti dei Comuni interessati, ha effettuato un sopralluogo all’impianto di Falascaia.
In data 26 settembre (Verbale n.3) la Commissione ha incontrato il Dirigente e l’Assessore del Servizio Ambiente della Provincia di Lucca per un’analisi complessiva della questione. Su disposizione della Commissione, l’Ing Roberto Pagni ha consegnato ai Commissari la seguente documentazione:
- schema di flusso dell’impianto di Falascaia (All. 2 agli atti)
- indicazioni circa l’ubicazione degli altri inceneritori in Toscana (All. 3 agli atti)
- schema dei dati comunali sulla raccolta differenziata per gli anni 2005-2007 (All. 4 agli atti)
- schema riepilogativo dello stato attuale di gestione dei rifiuti (All. 5 agli atti)
- statistiche sui rifiuti e relative tariffe contenute nel documento “Gestione dei rifiuti urbani in Toscana. Osservatorio Economico 1998-2004 – Primo rapporto regionale” (All. 6 agli atti)
- scheda di sintesi con indicazione delle competenze della Provincia in materia di gestione di rifiuti (All. 7)
- copia delle delibere di autorizzazione all’impianto di Falascaia (All. 8 agli atti)
- rapporto sui controlli ambientali effettuati sull’impianto di termovalorizzazione di Falascaia-Pietrasanta 2002-2005 (All. 9 agli atti)
In data 01 ottobre (Verbale n.4) la Commissione, riunitasi per analizzare il materiale raccolto, ha stabilito il calendario dei lavori, disponendo di riunirsi di norma i lunedì e i venerdì pomeriggio di ciascuna settimana per effettuare gli incontri sotto elencati:
06 ottobre: (Verbale n.5) Avvocato Manetti, incaricato dal Consorzio Ambiente Versilia di esaminare il contratto c.d. Daviddi (All. 10)
10 ottobre: (Verbale n.6) Incontro con il Sindaco del Comune di Seravezza, Ettore Neri. Non si sono presentati all’incontro, pur se convocati, i Sindaci dei Comuni di Pietrasanta e di Massarosa. Il Sindaco di Seravezza ha consegnato la seguente documentazione:
- osservazioni della Commissione di Vigilanza e Controllo sul piano di risoluzione delle problematiche di emissione del CO (All. 11)
- parere della Regione Toscana del 26.09.08 in merito alle eventuali ricadute conseguenti alle novità legislative introdotte in materia di rifiuti sulla Convenzione tra i Comuni della Versilia e la Società Termomeccanica s.p.a. (All. 12)
- nota dell’Ato2 Lucca sull’accordo interprovinciale Pisa-Lucca per il conferimento di 15.000 tonnellate di rifiuti urbani presso l’impianto di Peccioli per il periodo 11.09.2008-31.12.2008 (All. 13 agli atti)
- comunicazione inizio procedura di infrazione inviata da Consorzio Ambiente Versilia a Veolia s.p.a. in data 25.07.08 (All. 14)
- risposta di Veolia s.p.a. alla richiesta di chiarimenti avanzata dalla Regione Toscana sui fatti relativi all’impianto di Falascaia (All. 15)
17 ottobre: (Verbale n. 7) Ing. Rossi e Ing. Stretti della società Veolia, i quali hanno consegnato la seguente documentazione:
- sommario schema illustrativo della composizione societaria di Veolia (All. 16 agli atti)
-“Piano definitivo di risoluzione delle problematiche di emissione dell’ossido di carbonio”presentato da Tev (All. 17 agli atti)
Nella seconda parte della riunione la Commissione incontra i Sigg.ri Giulio Angozzi, Antonio Barsanti, Cinzia Raffaelli e Stefano Pieroni del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Usl di Viareggio. Documentazione prodotta: progetti sullo stato di salute della popolazione e sulla contaminazione della popolazione animale e dei prodotti derivati (All. 18 agli atti)
20 ottobre: (Verbale n.8) Dr. Marco Pellegrini e Ing. Tessa dell’Arpat, i quali hanno successivamente inviato via e-mail una relazione sulla situazione e le prospettive dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (All. 19 agli atti)
27 ottobre: (Verbale n.9) Sig. Roberto Daviddi, commissario ad acta nominato con decreto del Presidente della Regione n. 468 del 18.10.1993, documento consegnato alla Commissione nel corso della seduta (All. 20)
31 ottobre: (Verbale n.10) rappresentanti dell’Associazione per la tutela ambientale della Versilia (consegnano una breve sintesi dell’attività svolta dall’Associazione in merito all’impianto di Falascaia – All. 21 agli atti)
3 novembre: Dr. Tiziano Bianconcini, Presidente ASCIT Servizi Ambientali s.p.a., e Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori, Alessio Ciacci (verbale n. 17 della V Commissione Consiliare)
10 novembre: Sig. Marco Luigi Marchi, Presidente Versilia ERSU s.p.a., e Ing. Walter Bresciani Gatti, tecnico di Versilia ERSU s.p.a (verbale n. 18 della V Commissione Consiliare)
12 novembre: (Verbale n. 11) Assessore regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini a Firenze c/o la Regione Toscana
14 novembre: (Verbale n. 12) componenti della Commissione di vigilanza e controllo istituita ai sensi dell’art.11 del disciplinare di gestione del contratto Daviddi
17 novembre: Sig. Ilario Buchignani, Presidente di Sistema Ambiente s.p.a., e Ing. Roberto Paolini, Direttore di Sistema Ambiente s.p.a. (verbale n. 19 della V Commissione Consiliare)
28 novembre: (Verbale n. 13) Riunione per fare il punto della situazione ed individuare metodologia per la relazione finale
1 dicembre: (Verbale n. 14) Incontro finale con Assessore Cavallaro ed ing. Pagni (Decreto del Commissario Straordinario della Versilia n. 50 del 21/12/1995 di presa d’atto dell’approvazione del progetto esecutivo dell’impianto di Falascaia - All. 22)
5, 10, 16, 18, 23 dicembre: (Verbali n. 15, 16, 17, 18, 19) Riunioni per la predisposizione della presente Relazione finale
Si allega alla presente Relazione copia dei verbali delle sedute della Commissione (All. 23), nonché copia di parte della documentazione raccolta e sopra descritta, precisando che dei documenti conservati “agli atti” della Segreteria Generale della Provincia potrà essere rilasciata copia su semplice richiesta indirizzata alla Segreteria stessa.
2. Cronistoria sull’impianto di termovalorizzazione di Falascaia gestito dalla società Tev s.p.a (predisposta dal Servizio Ambiente della Provincia)
L’emergenza rifiuti, provocata dalla mancata individuazione da parte degli EE.LL. dei siti per gli impianti di smaltimento dei rifiuti, spinse la Regione a nominare un Commissario ad acta che li realizzasse (Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 468 del 18.10.93 - Allegato n. 20). Nel Decreto citato si individuavano già i siti degli impianti medesimi.
Con Decreto del Commissario Straordinario n. 50 del 21/12/95 si è dato atto che la Conferenza di Servizi riunitasi in data 15/11/95 e poi in data 15/12/95, ha approvato con decisione unanime, con prescrizioni, osservazioni e raccomandazioni, il progetto esecutivo dell’impianto di termocombustione di Falascaia (Pietrasanta) caratterizzato da due linee di incenerimento denominate L1 ed L2. Le Amministrazioni che hanno partecipato alla Conferenza dei Servizi sono: Provincia di Lucca, Sindaco del Comune di Massarosa, Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Pisa, Consorzio di Bonifica di Viareggio, Genio Civile di Lucca e Comune di Pietrasanta. Il Comune di Pietrasanta ha partecipato senza diritto di voto (in quanto commissariato) per l’impianto di Falascaia, esprimendo parere negativo.
Successivamente con Determinazione Dirigenziale n. 167 del 09/08/00 la Provincia di Lucca ha approvato una variante in corso d’opera, ai sensi dell’art. 27 dell’allora vigente D.Lgs n. 22/97 entrato nel frattempo in vigore.
La variante in corso d’opera apportò modifiche migliorative al progetto iniziale sia nella struttura dell’impianto, sia nel sistema di abbattimento degli inquinanti. Infatti il Comitato Provinciale contro l’Inquinamento atmosferico (C.P.I.A.) costituito ai sensi dell’art. 16 e 17 della L.R. 33/94 s.m.i., esaminate le modifiche, considerò le stesse migliorative dal punto di vista delle emissioni in atmosfera.
Nel tempo intercorrente fra l’approvazione del progetto originario avvenuta nell’anno 1995 e l’approvazione della variante in corso d’opera avvenuta nell’anno 2000, è entrato in vigore anche il D.M.Amb.te. n. 503 del 19/11/97 che disciplinava le emissioni e le condizioni di combustione degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani, rifiuti speciali non pericolosi nonché taluni rifiuti sanitari e la Del. di C.R.T. n. 88/98 di approvazione del "Piano di gestione dei rifiuti. Approvazione primo stralcio relativo ai rifiuti urbani e assimilati".
Il medesimo D.M.Amb.te., all’art. 3 c. 2, affermava che gli impianti di incenerimento la cui costruzione era già stata autorizzata alla data di entrata in vigore del decreto stesso, erano tenuti al rispetto delle prescrizioni e dei valori limite di emissione indicati nel proprio allegato 2 (previsto per gli impianti esistenti), fatti salvi valori più restrittivi prescritti nelle autorizzazioni già concesse dall’autorità competente (è il caso dell’impianto di Falascaia il cui progetto era stato approvato nell’anno 1995).
Inoltre, il comma 3 del medesimo art. 3 sopraddetto, prescriveva che i titolari degli impianti esistenti, entro 12 mesi dall’entrata in vigore del D.M.A. n. 503/97, dovevano comunque presentare un progetto di adeguamento ai limiti di cui all’Allegato 1 al decreto (previsto per i nuovi impianti), indicando la data di adeguamento. A seguito di tale obbligo di legge, la variante in corso d’opera approvata con la D.D. n. 167/00, ha determinato l’adeguamento ai nuovi limiti, per tutto l’impianto, fatti salvi quelli più restrittivi già prescritti che coincidevano peraltro con quelli di progetto.
Pertanto, il quadro emissivo prescritto con la D.D. n. 167/00 (All. B) era costituito, come precisato al punto 8 del dispositivo della medesima D.D., dalla integrazione dei limiti fissati dall’originario atto di approvazione (Decreto del Comm.rio straordinario regionale n. 50/95), dal D.M. n. 503/97 e dalla Del. di C.R.T. n. 88/98 con riferimento al più restrittivo.
La Ditta T.E.V. s.p.a. risultava agli atti, anche autorizzata con Decreto Ministeriale n. 009/98 del 04/02/98 (già volturato con D.M.le n. 009/00VI del 31/03/00) ai sensi dell’art. 17 del D.P.R 203/88, come impianto termico per la produzione di energia elettrica.
Con D.D. del Servizio Ambiente della Provincia n. 257 del 29/10/01, è stata volturata ed integrata la predetta autorizzazione ministeriale ai fini del funzionamento dell’impianto per la produzione di energia elettrica con utilizzo di combustibile C.D.R. (cosiddetto Combustibile Da Rifiuto in specifica così come definito dal D.M. Ambiente 05/02/98). I limiti alle emissioni prescritti con la D.D. n. 257 del 29/10/01, erano quelli dell’originaria autorizzazione rilasciata con Decreto Ministeriale n. 009/98, fatta eccezione per l’ossido di zolfo il cui valore limite è stato stabilito in 50 mg/Nm3 così come previsto dal Decreto Ministeriale del 05/02/98.
Con Determinazione Dirigenziale n. 340 del 29/12/01 la società TEV s.p.a. così come previsto dall’art. 28 dell’allora vigente D.Lgs. n. 22/97, è stata autorizzata all’esercizio dell’impianto di incenerimento di Falascaia con recupero energetico per rifiuti urbani (frazione non composta di rifiuti solidi urbani) provenienti dall’impianto di selezione e compostaggio di Pioppogatto. Con tale autorizzazione all’esercizio, sono stati confermati i limiti alle emissioni in atmosfera già prescritti in sede di approvazione del progetto originario e della sua variante (Allegato A alla D.D. 340/01);
Successivamente la Soc. T.E.V. s.p.a. ha richiesto la gestione sperimentale dell’impianto a Biomasse (legno non trattato in sostituzione del cosiddetto CDR in specifica) autorizzata con D.D. n. 8 del 18/01/02 di integrazione al Decreto Ministeriale 009/98 volturato ed integrato dalla D.D. n. 257 del 29/10/01, per la durata di 90 giorni.
La data di messa in esercizio dell’impianto secondo le procedure stabilite dal D.P.R. 203/88, è stata indicata per la fine del mese di ottobre 2001; La data di avvio dell’impianto a biomasse è stata indicata nel 21/01/02.
Successivamente è stato prorogato l’esercizio sperimentale a biomasse (D.D. n. 77del 18/04/02. n. 137 del 2806/02, n. 248 del 31/10/02, n. 104 del 06/05/03) che si è concluso in data 05/08/03;
Infatti la Ditta comunicò che a decorrere dal 05/08/03, avrebbe utilizzato CDR in specifica ai sensi del D.M. Amb.te del 05/02/98 e come previsto dal Piano Regionale e che avrebbe esercito l’impianto ai sensi dell’art. 31 e 33 del D.Lgs 22/97.
In data 30/12/02 sono stati inviati i risultati della Marcia controllata a C.D.R. ed a Biomasse, trasmessi dalla Ditta TEV ai sensi del D.P.R. 203/88, ed in data 10/02/03 le analisi integrative relative alla suddetta marcia controllata. Dai risultati trasmessi, era emerso il rispetto dei valori limiti autorizzati così come confermato dalla successiva nota ARPAT del 25/06/03. Peraltro la Ditta non aveva segnalato alcuna difficoltà tecnica di gestione o regolazione del sistema. Si presume che l’Azienda in tale circostanza, avrebbe dovuto acquisire la conoscenza dei parametri di conduzione e taratura dell’impianto necessari nelle diverse fasi di conduzione.
In data 01/10/03 il Dipartimento A.R.P.A.T. di Lucca, inviava gli esiti di un campionamento effettuato presso l’impianto dal giorno 09/09/03 al giorno 10/09/03, dal quale era emerso il superamento dei limiti per le diossine e gli I.P.A. (idrocarburi policiclici aromatici). Il campionamento era avvenuto su due distinti camini in due giorni differenti ed i risultati ottenuti erano simili (superamento dei limiti autorizzati di circa 12 volte per il parametro diossine, da 4 a 6 volte per il parametro I.P.A.). Con questi presupposti l’errore analitico o di campionamento era stato giudicato estremamente improbabile e remoto, se non del tutto inconsistente.
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esiti controllo con metodo ufficiale |
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DATE
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PCDD e PCDF Limite 0,1 ng/Nmc |
IPA Limite 0,01 mg/Nmc |
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10/09/03 |
linea 1 |
1,23 ng/Nmc |
69,5 mg/Nmc |
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09/09/03 |
linea 2 |
1,42 ng/Nmc |
37,4 mg/Nmc |
In data 01/10/03 si riunivano presso la sede dell’Amm.ne Prov.le di Lucca, il Presidente della Provincia, il Sindaco del Comune di Pietrasanta, i rappresentanti di ASL 12 , ARPAT di Lucca e Dirigenti della Provincia di Lucca. Nel corso della riunione il rappresentante ASL 12 proponeva, in considerazione dei superamenti registrati, la sospensione dell’attività a scopo cautelativo per la tutela della salute pubblica.
In data 01/10/03 la Provincia, ai sensi dell’art. 10 DPR 203/88, diffidava l’Azienda a rispettare le prescrizioni autorizzative nonché a porre in atto tutti gli interventi immediati ritenuti idonei per ottemperare alla prescrizioni. Disponeva inoltre la sospensione dell’autorizzazione per giorni 15 al fine di acquisire ulteriori risultati delle analisi e consentire gli interventi necessari al ripristino della corretta funzionalità dell’impianto, stabilire le cause tecniche della disfunzione e fornire una relazione particolareggiata nella quale individuare gli interventi necessari al riavvio dell’impianto in condizioni di corretta funzionalità.
In data 14/10/03 perveniva alla Provincia una relazione elaborata dall’Istituto Mario Negri di Milano che, per conto della ditta TEV, aveva prodotto un rapporto nel quale venivano indicati i motivi che presumibilmente avevano determinato il superamento dei limiti di diossine, nonché gli interventi tecnici da adottare per il ripristino delle corrette condizioni di funzionalità dell’impianto.
Il Comitato Provinciale contro l’Inquinamento Atmosferico, allargato nei suoi componenti all’Istituto Superiore di Sanità, alla Regione Toscana, all’Az. USL 12 Versilia e al Comune di Pietrasanta, si riuniva in data 16/10/03 e valutava la relazione tecnica e il programma di riavvio e monitoraggio dell’impianto proposto dall’Istituto Mario Negri, concordandone il contenuto e stabilendo che avrebbe dovuto essere eseguito sotto la supervisione e il controllo del Dipartimento ARPAT di Lucca. Veniva inoltre precisato che il riavvio dell’impianto poteva essere effettuato solo dal momento in cui fossero stati ultimati tutti gli interventi indicati in sede di Comitato provinciale e nella relazione tecnica dell’Istituto Mario Negri. Tali interventi sono infatti stati oggetto di successiva diffida del 17/10/2003. Con tale diffida inoltre si subordinava il riavvio dell’impianto, ad un programma di riavvio da concordare con ARPAT e Usl 12, ad un sopralluogo di verifica da parte degli organi competenti e all’adozione da parte della provincia di un Atto specifico definito sulla base della documentazione fornita, delle risultanze del sopralluogo presso l’impianto e delle valutazione del Comitato Provinciale contro L’inquinamento Atmosferico da riunire il giorno successivo al predetto sopralluogo.
Infatti nella successiva riunione (21/10/03), a seguito dell’avvenuto sopralluogo all’impianto (20/10/03) da parte di Provincia, ARPAT, Az. USL 12 e Comune di Pietrasanta, il Comitato Provinciale contro l’Inquinamento Atmosferico integrato con gli stessi componenti della precedente riunione (16/10/03), alla luce di nuova documentazione e verifiche, valutava la possibilità di un riavvio monitorato dell’impianto per una durata di 60 gg. sotto stretto controllo dell’ARPAT e la supervisione tecnico-scientifica e amministrativa del CPIA allargato ad esperti dell’Istituto Superiore di Sanità e della Regione Toscana.
La Provincia quindi, con DD n. 229/03 autorizzava il riavvio provvisorio dell’impianto (60 gg) disponendo nuove prescrizioni al fine di consentire la sua taratura e ottimizzazione gestionale con alimentazione a CDR in specifica (combustibile da rifiuti così come definito dal D.M. Ambiente del 05/02/98). La Provincia ha provveduto a convocare periodicamente il Comitato Provinciale contro l’Inquinamento Atmosferico, integrato con esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Toscana, della Az. Usl 12 e del Comune di Pietrasanta, allo scopo di valutare i risultati di quanto trasmesso dalla ditta e dal Dipartimento ARPAT di Lucca. Stabiliva inoltre che l’ARPAT avrebbe dovuto eseguire 3 controlli nell’arco dei 60 gg. di funzionamento ed installare appositi deposimetri ai fini di monitorare gli esiti delle ricadute delle sostanze inquinanti nell’ambiente, compreso le diossine.
A tal proposito infatti furono installati 5 deposimetri, di cui 4 in luoghi protetti, in corrispondenza delle zone di massima ricaduta e di recettori sensibili (ospedale) ed uno sulle colline fuori dalla direzione del vento dominante rispetto all’impianto con funzioni di bianco. I risultati di tale campagna (periodo 2004-2005) svolta in convenzione con Istituto Superiore di Sanità, si possono considerare soddisfacenti cioè i dati riscontrati, non hanno evidenziato situazioni di allarmante deposito di diossine sulla parte di territorio campionato, circostante l’impianto.
In data 21/12/03 terminò il periodo di 60 gg. di gestione provvisoria e monitorata dell’impianto, al fine di consentire la sua taratura ed ottimizzazione gestionale e con D.D. n. 282 del 23/12/03 venne autorizzata la nuova data di messa a regime dell’impianto di incenerimento alimentato a CDR (fuori specifica), per il 20/01/04;
I risultati della marcia controllata trasmessi il 26/02/04, evidenziavano il pieno rispetto di tutti i limiti fissati.
Con D.D. n. 243 del 09/12/04 e n. 201 del 31/10/05, è stata integrata l’autorizzazione n. 340/2001, autorizzando l’incremento rispettivamente per gli anni 2004 e 2005 del quantitativo autorizzato facendo riserva di rilascio dell’autorizzazione definitiva per la potenzialità annuale fino a 59.000 t/a, all’esito della verifica tecnica complessiva sui risultati del collaudo di attuazione del programma di manutenzione dell’impianto per tutto il 2005 con funzionamento alla massima potenzialità. Nell’ambito dell’istruttoria tecnica svolta ai fini del rilascio dell’autorizzazione n. 201/2005 inerente l’incremento a 59.000 t/a per l’anno 2005, è stata richiesta la partecipazione all’Istituto Superiore di Sanità ed alla Regione Toscana che si sono espressi inviando rispettivamente, il proprio parere. Tali pareri, sulla base dell’esame della documentazione riguardante i risultati sul funzionamento dell’impianto sia in termini di rispetto dei limiti alle emissioni in atmosfera che delle prescrizioni di autorizzazione, risultano complessivamente favorevoli a tale incremento.
In aggiunta al collaudo soprarichiamato, è stato prescritto un programma di monitoraggio delle emissioni da concordare con l’ARPAT e da porre in atto per almeno 3 mesi ed entro il maggio 2005 (termine poi posticipato al 22/07/2005 con D.D. n. 60/2005). I risultati di tale monitoraggio sottoscritto da professionista abilitato, comprensivi dei risultati inerenti la prima parte del collaudo, sono pervenuti in data 27/09/2005 ed indicano che il processo di termovalorizzazione del combustibile derivato da rifiuti effettuato a Falascaia, è rispettoso dei limiti di legge, assicurando l’abbattimento di tutte le sostanze inquinanti fino a valori di confortante sicurezza.
In data 20/01/2006 perviene la relazione tecnica, sottoscritta da professionista abilitato, contenente i risultati conclusivi positivi, del collaudo di attuazione del programma di manutenzione dell’impianto per tutto il 2005, con funzionamento alla massima potenzialità, così come prescritto. La relazione indica che l’impianto è in grado di trattare fino a 59.000 t/a di combustibile derivato da rifiuti, con il raggiungimento degli stessi standard di sicurezza ambientale che avevano caratterizzato le condizioni di marcia di cui la precedente collaudo avvenuto nel 2002.
In data 08/02/06, la Ditta fa richiesta di rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di incenerimento secondo le procedure del D.Lgs. n. 133 del 11/05/2005 entrato nel frattempo in vigore e che si applica agli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti. L’istruttoria avviata, ha riguardato anche la richiesta precedentemente presentata dalla Ditta, di rinnovo dell’autorizzazione allo scarico di reflui industriali in acque superficiali.
Nell’ambito del procedimento istruttorio avviato ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005, è stata condotta anche la verifica tecnica complessiva ai fini del rilascio dell’autorizzazione definitiva per la potenzialità fino a 59.000 t/a.
In corso di istruttoria, la ditta dichiarò di impegnarsi comunque al mantenimento dei minori valori emissivi in atmosfera giornalieri, più restrittivi di quelli indicati dal D.Lgs. n. 133/05 per gli impianti di incenerimento, concernenti i parametri TOC, Polveri Totali, SO2, NH3.
In ragione di ciò, è stato stipulato in data 07 luglio 2006 fra la Provincia di Lucca e la Tev s.p.a. un accordo integrativo di provvedimento, con il quale l’Azienda si impegna a rispettare i limiti di attenzione giornalieri per le emissioni in atmosfera riguardanti i suddetti parametri, più restrittivi di quelli indicati dalla normativa.
Tale Accordo integrativo costituisce parte integrante della D.D. n. 125 del 08/08/06 di autorizzazione all’esercizio dell’impianto di incenerimento ed allo scarico di reflui industriali provenienti dall’impianto di Falascaia rilasciata ai sensi del D.Lgs. n. 133/05. Con tale autorizzazione inoltre, si prescrive all’Azienda il mantenimento del sistema AMESA di monitoraggio in continuo delle diossine non previsto dal D.Lgs.n. 133/2005, ma di supporto al complessivo sistema di controlli delle emissioni in atmosfera dell’impianto. Tale sistema consente di campionare in continuo in maniera alternata, su entrambe le linee, le diossine emesse in un arco di tempo di circa 20 giorni. Complessivamente vengono analizzate 16 fiale all’anno di cui 10 campionate dall’Azienda con supervisione dell’ARPAT e 6 campionate dal Dipartimento ARPAT di Lucca ed analizzate dal Dipartimento ARPAT di Massa.
In data 14/05/2008 la Soc. TEV comunica per il giorno 20/05/08, l’inizio di lavori di manutenzione straordinaria programmata sulla linea 2 dell’impianto. Tali lavori fanno riferimento ad una precedente comunicazione di variante di impianto presentata in data 05/04/2007, costituita da modifiche migliorative di alcuni componenti del sistema di abbattimento fumi (ciclone, filtri a maniche di entrambe le linee) “al fine di migliorarne l’efficienza nel tempo e di minimizzare i tempi di fermata”. L’intervento di manutenzione straordinaria previsto “per prevenire situazioni di guasto e di fermo impianto imprevisti” così come dichiarato dalla Ditta, fu esaminato dalla Conferenza di Servizi del 03/05/07, convocata ai sensi dell’art. 208 c. 3 del D.Lgs. n. 152/2006, e ritenuto non sostanziale. L’Azienda comunica inoltre, che avrebbe effettuato tali interventi in occasione di fermate programmate dell’impianto.
Il 18/07/2008, l’Azienda comunica il fermo della linea 1 di impianto dal 15/07/2008, per l’effettuazione di interventi di manutenzione straordinaria.
A seguito di richiesta di informazioni della Provincia circa il corretto funzionamento e la gestione dell’impianto, la TEV soggetta al controllo della Soc. VEOLIA s.p.a., con nota del 21/07/08, comunica di avere avviato nel mese di maggio una indagine interna essendo state riscontrate delle anomalie nella gestione del controllo delle emissioni di monossido di carbonio (CO) e del Sistema di Monitoraggio delle Emissioni (SME). La linea 2 dell’impianto dopo gli interventi di manutenzione straordinaria, è stata riavviata il 07/07/08 e gestita con manovre ed interventi correttivi da parte di operatori volti al controllo continuo della combustione.
Inoltre la Soc. comunica di avere commissionato al Politecnico di Milano uno studio poi pervenuto nella sua integrità in data 24/07/2008, per accertare le ricadute al suolo del CO le cui conclusioni sono che:
”le simulazioni effettuate e l’analisi dei dati di ricaduta al suolo hanno evidenziato che in ogni caso, anche nella situazione massima conservativa data dalla massima emissione, massimo punto di ricaduta e peggior situazione meteoclimatica, il contributo immissivo di CO al suolo è stato inferiore all’1-1,5% del valore limite di legge quindi sostanzialmente insignificativo in termini di effetti ambientali”
Tra la fine di luglio e la fine di agosto sono pervenute alcune comunicazioni di verosimili superamenti dei limiti emissivi di CO principalmente semiorari, la cui incertezza a giudizio dell’Azienda, è dovuta all’impossibilità di procedere alla taratura dello strumento di misura posto sotto sequestro.
Il Servizio Ambiente della Provincia in data 15/07/2008 aveva già richiesto al Dipartimento ARPAT di Lucca, un controllo urgente all’impianto di Falascaia, al fine di verificare le condizioni di funzionamento e lo stato di gestione dello stesso, integrata con successiva richiesta del 08/08/08 con la quale sono state richiesti campionamenti di tutti i parametri emissivi al fine di verificare il rispetto dei limiti alle emissioni in atmosfera.
L’ARPAT ha provveduto ad effettuare un sopralluogo il 21 ed il 24 luglio, il cui verbale è pervenuto in data 20/08/08. Durante tale sopralluogo l’ARPAT ha provveduto a raccogliere informazioni e dati relativi alla gestione attuale e pregressa dell’impianto, in particolare sulla modalità di registrazione ed archiviazione dei parametri gestionali dell’impianto e dei valori di processo da parte del sistema di controllo, sul funzionamento dello SMCE, sul sistema di blocco automatico dell’alimentazione e sulle modalità di gestione del sistema di campionamento in continuo dei microinquinanti AMESA.
In particolare dalle informazioni assunte è stato rilevato che il Sistema di monitoraggio in continuo (SMCE) è stato posto sotto sequestro e che l’entità delle anomalie sono oggetto di indagine della magistratura. Durante il sopralluogo del 22 luglio è stato riscontrato un dosaggio di carbone attivo pari a 9 Kg/h più alto quindi dello standard tecnico di 5 Kg/h.
In data 06/08/08, la Provincia, comunica all’Azienda di mantenere il dosaggio del carbone attivo a 9 Kg/h corrispondente al quantitativo riscontrato dall’ARPAT al momento del sopralluogo all’impianto del 22/07/08. Inoltre viene richiesto all’Azienda di fornire immediate informazioni circa i motivi dell’anomalo andamento delle diossine indicati dagli esiti del campionamento in continuo AMESA del periodo 23.6-18.7 sulla linea 1 dell’impianto, fermata in data 15/07/08.
Tra il mese di aprile ed il mese di agosto sono pervenute alcune comunicazioni in parte dalla TEV ed in parte dall’ARPAT, riferite agli esiti analitici di campionamenti effettuati con metodo di campionamento in continuo AMESA. Tali esiti indicano superamenti del limite delle diossine. A fronte di tali risultati analitici tuttora al vaglio del Dipartimento ARPAT di Lucca e di Massa, gli esiti dei controlli svolti dall’ARPAT con metodica ufficiale (su 8 ore per le diossine) tra il 3 e il 7 aprile e tra il 22 e il 28 luglio ed il 26 agosto indicano il rispetto del limite di legge per le diossine, così come si evince dalla seguente tabella:
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esiti controllo con metodo ufficiale |
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DATE |
Limite 0,1 ng/Nmc |
PCDD e PCDF (ng/Nm3) |
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12/02/2008 |
linea 2 |
0,0232 |
autocontrollo |
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12/02/2008 |
linea 1 |
0,0158 |
autocontrollo |
|
04/04/2008 |
linea 2 |
0,0307 |
autocontrollo |
|
04/04/2008 |
linea 2 |
0,031 |
controllo ARPAT |
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07/04/2008 |
linea 1 |
0,0306 |
autocontrollo |
|
07/04/2008 |
linea 1 |
0,019 |
controllo ARPAT |
|
14/04/2008 |
linea 2 |
0,02 |
autocontrollo |
|
21/05/2008 |
linea 2 |
0,0103 |
autocontrollo |
|
23/05/2008 |
linea 1 |
0,0056 |
autocontrollo |
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22/07/2008 |
linea 2 |
0,0115 |
controllo ARPAT |
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26/08/2008 |
linea 2 |
0,00898 |
controllo ARPAT |
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esiti controllo con sistema AMESA |
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Limite 0,1 ng/Nmc |
PCDD e PCDF (ng/Nm3) |
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31/01/08-21/01/08 |
linea 1 |
0,006 |
autocontrollo |
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22/01/08-15/02/08 |
linea 2 |
0,248 |
controllo ARPAT |
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20/02/08-11/03/08 |
linea 1 |
0,0646 |
autocontrollo |
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14/03/08-03/04/08 |
linea 2 |
0,042 |
controllo ARPAT |
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05/04/08-07/04/08 |
linea 2 |
0,0222 |
autocontrollo |
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07/04/08-15/04/08 |
linea 2 |
0,018 |
controllo ARPAT |
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25/04/08-16/05/08 |
linea 2 |
0,027 |
controllo ARPAT |
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28/05/08-23/06/08 |
linea 1 |
2,0317 |
autocontrollo |
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23/06/08-18/07/08 |
linea 1 |
0,435 |
controllo ARPAT |
In data 07/8/08 è stata convocata nuova Conferenza di Servizi ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. n. 152/2006 con la partecipazione di rappresentanti di ARPAT, Az. Usl 12, Comune di Pietrasanta, durante la quale sono state verificate le condizioni di funzionamento dell’impianto anche alla luce dei primi risultati dei controlli all’impianto svolti dall’ARPAT, tra i quali gli esiti di un campionamento delle diossine effettuato con metodica ufficiale in data 22/7, che ha dato valori rispettosi del limite di legge. In sede di Conferenza il rappresentante della TEV invitato a partecipare al fine di illustrare gli interventi per condurre l’impianto in sicurezza e nel rispetto dei limiti di legge, ha presentato il Programma di manutenzione dell’impianto comprensivo di cronoprogramma dei lavori di manutenzione straordinaria su entrambe le linee. Gli interventi programmati, prevedono la chiusura della linea 2 dell’impianto tra il mese di ottobre e il mese di dicembre, per arrivare alla riapertura dell’impianto a pieno regime, con entrambe le linee funzionanti, il mese di gennaio 2009.
In data 11/8/08 a seguito di quanto determinato dalla Conferenza di Servizi del 07/08/08, il Servizio Ambiente intima all’Azienda di dar conto dell’attuazione dei seguenti interventi:
- installazione del sistema automatico che impedisca l’alimentazione dei rifiuti a norma dell’art. 8 c. 8 del D.Lgs. n. 133/05;
- protocollo di azioni immediate in caso di rischio di superamento di CO e TOC da attuare fino all’installazione di un sistema di misurazione in continuo alternativo a quello attualmente sotto sequestro;
Si ricorda inoltre all’Azienda la necessità di presentazione di un progetto definitivo di manutenzione straordinaria dell’impianto che ai sensi della normativa vigente (D.Lgs.n 133/2005, D.Lgs. n. 152/2006 parte quarta e L.R. 25/1998 nonché D.P.G.R. n. 14/R/2004), dovrà essere valutato dall’Amministrazione provinciale al fine dell’attuazione degli interventi migliorativi proposti.
L’Azienda in data 12/08/08 comunica di aver attuato interventi a breve e medio termine al fine di ottenere ulteriori riduzioni della formazione dei CO. Per quanto riguarda l’installazione del sistema di blocco automatico dell’alimentazione di rifiuto, dichiara di essere in attesa del consenso dell’autorità giudiziaria ad intervenire sulle apparecchiature SME sotto sequestro, per la definitiva implementazione del dispositivo di blocco automatico. In attesa di tale consenso, l’Azienda ha attivato una procedura manuale di blocco dell’alimentazione del rifiuto qualora le misurazioni in continuo degli inquinanti negli effluenti, indichino il superamento di uno qualsiasi dei valori limite di emissione. Inoltre nel minore tempo possibile, renderà operativo un sistema di misurazione, analisi dati e gestione dei blocchi, indipendente dal sistema SME. I parametri che indicano l’attivazione del sistema di blocco del rifiuti (velocità del nastro di alimentazione), vengono monitorati e registrasti.
Il Servizio Ambiente trasmette all’ARPAT quanto inviato dalla TEV al fine di riscontro e proposta di eventuale ottimizzazione del sistema. Inoltre, comunica alla TEV di dare comunque attuazione alla procedura di blocco manuale dell’alimentazione dei rifiuti in attesa di valutazioni della stessa.
In data 29/08/08 il Servizio Ambiente fa richiesta di supporto tecnico scientifico all’Istituto Superiore di Sanità, al fine di valutare il funzionamento dell’impianto tenendo conto della massima tutela igienico sanitaria della popolazione.
In data 10/09/2008 viene convocata presso il Servizio Ambiente della Provincia, una riunione tecnica con la partecipazione di rappresentati dell’ARPAT, dell’Az. USL 12 e dell’Istituto superiore di Sanità, al fine di definire un percorso di analisi e valutazione degli aspetti emissivi e gestionali dell’impianto tale da poter garantire un funzionamento dello stesso in condizioni di sicurezza, nonché di valutare gli effetti cumulativi della ricaduta delle emissioni dell’inceneritore nel corso del tempo.
In data 18/09/2008 pervengono i risultati analitici relativi a campionamenti ufficiali svolti dall’ARPAT alle emissioni in atmosfera dell’impianto tra il 22 ed il 28 luglio ed il 26 agosto, dai quali si evince il pieno rispetto dei limiti di legge, sia per i microinquinanti (Diossine e IPA) che per i macroinquinanti campionati (Metalli, Mercurio, Cadmio e Tallio, Polveri, Ammoniaca).
3. Criticità e osservazioni rilevate dalla Commissione Speciale
Modalità “particolari”
La società Veolia (che dall’ottobre 2007 ha rilevato il ramo d’azienda di Tev relativo tra l’altro all’inceneritore di Falascaia), dopo aver compiuto nel mese di maggio 2008 un’indagine interna, ha presentato due esposti alla Procura per denunciare le modalità “particolari” con cui erano stati gestiti i dati relativi alle emissioni di CO: i dati del software erano stati modificati manualmente al fine di riportarli entro i limiti consentiti.
L’Arpat, nel corso delle periodiche attività di controllo che ha effettuato, come prescritto dalla normativa, si è limitata a recepire i dati sulle emissioni di CO forniti dalla società. La magistratura sta indagando per accertare se la società abbia alterato i dati relativi alle emissioni per farli risultare entro i limiti di legge e per far apparire l’impianto, al momento dei controlli, come funzionante a pieno regime.
D’altro lato risulta che l’attività di controllo e di vigilanza dell’Arpat si sia concentrata sull’impianto di Falascaia in misura superiore rispetto agli altri impianti esistenti in Toscana e che le verifiche effettuate direttamente dall’Arpat abbiano dato risultati rassicuranti: infatti dai valori di emissione delle diossine e degli altri inquinanti è emerso che il sistema di abbattimento dei fumi abbia funzionato comunque, ad eccezione dei casi di sforamento del 2003 e del 2008.
E’ importante ricordare che i controlli, effettuati con il metodo AMESA, che hanno accertato il superamento dei limiti di legge per le emissioni di diossina nell’anno 2008, sono stati richiesti dalla Provincia di Lucca.
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esiti controllo con sistema AMESA |
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DATE |
Limite 0,1 ng/Nmc |
PCDD e PCDF (ng/Nm3) |
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22/01/08-15/02/08 |
linea 2 |
0,248 |
controllo ARPAT |
|
28/05/08-23/06/08 |
linea 1 |
2,0317 |
autocontrollo |
|
23/06/08-18/07/08 |
linea 1 |
0,435 |
controllo ARPAT |
È opportuno precisare, inoltre, che i controlli con i deposimetri sono stati effettuati dal 2003 al 2005; dopo il 2005 non sono stati più ritenuti necessari.
Danni collaterali
Il Dipartimento di Prevenzione dell’USL Viareggio ha evidenziato che nell’ottobre 2003, anno in cui l’impianto ha iniziato a bruciare CDR, le analisi hanno rilevato un superamento dei limiti di emissione per la diossina di 12-14 volte e per il CO di 4-5 volte. A seguito di tale circostanza è stato disposto il fermo dell’impianto per 20 giorni e, su richiesta del gestore, di altri 60 giorni per ottenere i dati delle analisi effettuate da uno studio tecnico incaricato dalla società e per procedere ad una messa a punto dell’impianto.
Il Dipartimento ha precisato che gli effetti del CO non si manifestano sull’ambiente, bensì sulla salute umana. Non si sono mai verificati casi di intossicazione sul luogo di lavoro a Falascaia.
La Commissione di vigilanza e controllo istituita ai sensi del contratto Daviddi ha evidenziato che l’unica anomalia riscontrata su 2 campionamenti alla torre di lavaggio sulle acque in uscita è stata in ordine all’elevata temperatura (32-35° C) delle acque di scarico. Tale anomalia è stata verbalizzata e ne sono stati informati i Comuni interessati.
Accertamento tecnico preventivo
Diversi soggetti sentiti dalla Commissione Speciale, e in modo particolare l’avvocato del Consorzio Ambiente Versilia e la Commissione di vigilanza e controllo istituita ai sensi del contratto Daviddi, hanno suggerito ai Comuni versiliesi di attivarsi per richiedere al Tribunale di Lucca un accertamento tecnico preventivo, da effettuare prima dell’eventuale modifica dell’impianto,
Questo era l’unico mezzo attraverso il quale alcuni esperti avrebbero potuto accertare quale fosse stata la durata del cattivo funzionamento dell’impianto e quali le conseguenze di tale cattivo funzionamento. Il Consorzio sarebbe stato il soggetto più titolato a richiedere l’accertamento tecnico preventivo e in quel caso la Provincia sarebbe potuta intervenire con un ricorso ad adiuvandum. Questo accertamento non risulta che sia stato effettuato.
Centraline di rilevazione
L’installazione delle centraline era prevista dal progettista dell’impianto e l’obbligo di installazione faceva capo alla società di gestione: non si trattava di una prescrizione contenuta nell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia.
Il costo delle centraline di rilevazione è stato inserito nel calcolo della tariffa per i R.s.u. Le centraline però non sono mai state installate. I motivi della mancata installazione da parte dei Comuni di Camaiore e Pietrasanta sono probabilmente da ricondurre alla difficoltà di individuare i terreni da espropriare su cui collocare le centraline, oltre che alla mancanza di fondi necessari per l’esproprio. Ad oggi probabilmente le centraline non sono più utilizzabili o vi sarebbero difficoltà nel reperire i pezzi di ricambio. Ad una verifica attuale è stato stimato in 100.000,00 euro il costo per il ripristino delle centraline. Solo oggi la Commissione di vigilanza e controllo istituita ai sensi del contratto Daviddi si sta interessando alle pratiche per l’esproprio delle aree ove posizionare le nuove centraline che Veolia si è dichiarata disponibile ad acquistare. E’ da accertare se esiste un danno erariale relativamente al costo delle centraline mai installate e oggi inutilizzabili, costo sostenuto in parte dai cittadini con la tariffa dei R.s.u..
Rescissione contratto
Occorre verificare se, sulla base degli articoli 12 e 21 del contratto c.d. “Daviddi”, sia possibile percorrere la strada della richiesta di annullamento dello stesso, considerati le gravi inadempienze poste in essere dal concessionario. Da quanto emerso durante i molti incontri, la Commissione Speciale ha raggiunto il convincimento che esistano i termini legali per farlo.
Il rapporto contrattuale instaurato fra concedente e concessionario prevede che, dal momento della consegna dei lavori alla fine del periodo di gestione, il concedente, ossia i Comuni, sottopongano a serrati e frequenti controlli l’operato del concessionario, sia dal punto di vista finanziario e gestionale, sia dal punto di vista delle emissioni sull’ambiente. Lo stesso contratto prevede la costituzione di una Commissione di vigilanza e controllo sulla gestione del servizio da parte del concessionario. Dagli esiti di tali controlli potrebbero configurarsi casi di revoca della concessione “per gravi ed inderogabili esigenze di pubblico interesse” ai sensi dell’art. 21 del contratto. E’ convinzione della Commissione Speciale che i casi di accertati comportamenti dolosi del concessionario, quali la manomissione dei dati relativi alle emissioni di sostanze inquinanti, possano essere motivo di revoca del contratto.
Peraltro il Consorzio e i Comuni avrebbero potuto e possono procedere alla revoca della concessione anche senza dover attendere un intervento della magistratura. La revoca della concessione tuttavia avrebbe gravi ripercussioni di tipo economico per l’ente che opera la revoca. Questo argomento è dunque da valutare con oggettività.
Altro elemento rilevante sulla base del quale poter richiedere la revisione o la revoca del contratto è la già contestata ed eccessiva onerosità della tariffa.
Resta da approfondire il motivo per cui la Commissione di vigilanza e controllo non sia stata messa a conoscenza in questi anni della corposa e costosa relazione dello Studio Legale Galletto di Genova, commissionata dal Comune di Pietrasanta.
Commissione di vigilanza e controllo
L’istituzione della Commissione è prevista con il contratto Daviddi. La Commissione è stata costituita per volontà dei Comuni della Versilia, cui è affidato l’onere della gestione degli impianti dopo la sottoscrizione del contratto Daviddi. L’interfaccia della Commissione è stato un Comitato dei Sindaci, cui è subentrato, al momento della sua costituzione, il Consorzio Ambiente Versilia.
Mentre l’impianto è entrato in esercizio fin dal 2001, operativamente la Commissione di vigilanza e controllo ha iniziato a svolgere le proprie funzioni solo nel 2005. L’art. 11 del capitolato di gestione individua espressamente i compiti della Commissione. Tali compiti non investono questioni ambientali ma consistono in attività di vigilanza e controllo sulla gestione, ossia sulle attività contrattuali che hanno risvolti economici e costi per i Comuni, compreso il controllo sulla sicurezza del personale. Uno strumento di controllo quindi che, ove attivato correttamente, avrebbe potuto e potrebbe influire sulla determinazione della tariffa, anche in termini di riduzione della stessa.
Per ricostruire l’intera vicenda occorrerebbe contabilizzare tutte le spese effettuate, risalendo alle diverse operazioni gestionali. Si tratta di un compito proprio della Commissione di vigilanza e controllo. Del resto gli obblighi del concessionario sono dettagliatamente previsti dall’art. 12 del contratto, compresi quelli della Commissione di vigilanza. Il contenzioso con TEV (per 8 milioni di euro sui costi di realizzazione dell’impianto e per 40 milioni di euro sulle riserve avanzate da Tev) non è ancora concluso.
Un compito della Commissione di vigilanza e controllo è la redazione di una relazione finale sull’andamento gestionale dell’impianto, da aggiornare ogni sei mesi.
Uno degli elementi di criticità evidenziato dalla Commissione di vigilanza è rappresentato dalla mancanza di strumenti di pesatura intermedia dei rifiuti che consentano di valutare la movimentazione interna all’impianto. Non sarebbe stato possibile capire che l’impianto, così come concepito, avrebbe potuto avere problemi di malfunzionamento.
La Commissione di vigilanza e controllo ha proposto di predisporre un protocollo di gestione in cui siano individuati i soggetti controllori e le attività da controllare e i cui capitoli siano predisposti da ciascun soggetto coinvolto (Commissione di vigilanza e controllo, Arpat, ecc.).
Risorse Arpat (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana)
Le risorse sia economiche che di personale di Arpat appaiono evidentemente sottodimensionate. L’Arpat dispone per l’attività dei controlli ambientali di solo otto tecnici su tutto il territorio regionale. Risulta quindi fondamentale rafforzare la capacità ispettiva dell’Arpat per migliorare e intensificare il sistema dei controlli.
A causa della scarsità di personale i controlli a Falascaia sono stati effettuati solo da due persone, mentre ne sarebbero occorse almeno quattro. Inoltre è emerso dagli incontri effettuati che vi sono sul mercato strumentazioni tecnologicamente più avanzate ed efficaci, di cui l’Agenzia di controllo avrebbe la necessità di dotarsi.
Ad ogni modo il funzionamento dell’impianto avrebbe potuto essere modificato dal gestore in soli pochi minuti ove vi fosse un intento preciso e preordinato alla manomissione dei dati.
Il progetto di ristrutturazione di Veolia e la trasparenza
Il progetto di ristrutturazione prevede degli interventi “non sostanziali” nel senso che non sono modificate le performances dell’impianto. Tali interventi consentiranno di ottenere controlli sulla combustione molto più efficaci e rapidi alle variazioni di carico.
E’ importante tenere presente che Veolia ha denunciato possibili manomissioni dei dati relativi al CO solo dopo circa 10 mesi dal suo subentro a Tev.
Rimangono peraltro poco chiari i dati relativi al costo reale della ristrutturazione dell’impianto d’incenerimento.
Dai 10 milioni annunciati inizialmente si è passati a 5 e infine a 3 milioni di euro. Ad oggi pare che il costo della ristrutturazione si aggirerà intorno a 2 milioni di euro. Tra i lavori si prevede di montare, tra l’altro, per ogni linea due nuovi ventilatori per far aumentare la turbolenza, al fine di migliorare la combustione, un sistema di pesatura del CDR in entrata e la modifica del silos di stoccaggio.
Per quanto concerne la trasparenza, risulta fondamentale la piena conoscenza del piano finanziario dettagliato e del programma di riqualificazione dell’impianto presentato da Veolia da cui poter evincere i dati relativi al costo reale dei lavori sull’impianto.
ASL
L’ASL precisa che il tasso di mortalità per tumore in Versilia è costante dal 1987 ad oggi e i dati rilevati in tutta la Regione Toscana si stanno avvicinando ai valori della Versilia. L’ASL chiede di poter estendere le analisi sugli alimenti a tutta la Versilia, di effettuare un’indagine epidemiologica sulle cause di morte (cercando morti per tumore e fra questi quelli per linfomi), un’indagine sulle gravidanze e sulle patologie tumorali non riferite alla mortalità.
Bonifica dell’area
L’area nella parte a monte ove insiste una vecchia discarica, già messa in sicurezza, necessita ancor oggi di bonifica (750 mq che corrispondono a circa 1700 metri cubi da bonificare). I cittadini e l’Associazione per la tutela ambientale della Versilia chiedono l’intera bonifica di tale area prima di un nuovo eventuale inizio delle attività dell’impianto. L’Associazione pone anche seri dubbi sull’efficacia della depurazione delle acque di scarico dell’impianto d’incenerimento e della discarica. Il Servizio Ambiente della Provincia precisa che la potenzialità del depuratore è stata a suo tempo verificata e approvata dalle Conferenze dei Servizi previste per legge e ad oggi non ha avuto nessuna notizia di inefficienza del depuratore sullo scarico.
La centralina per il controllo delle acque di scarico
La centralina per il controllo delle acque di scarico nel torrente Baccatoio è stata posizionata all’interno dell’impianto e quindi non ispezionabile. Esiste una tubazione unica che dal punto di controllo conduce le acque al ricettore dello scarico, ossia al torrente Baccatoio.
Costi e tariffe
La lontananza tra i due siti di Pioppogatto e Falascaia rende certamente più onerosi i costi.
Occorre precisare, inoltre, che a carico dei Comuni gravano anche i costi derivanti dagli scarti dei rifiuti da destinare in discarica.
La Commissione di vigilanza e controllo ha definito l’impianto di Falascaia un impianto fallimentare dal punto di vista costi/ricavi e di dimensioni ridotte dal punto di vista della produttività industriale e l’impianto di Pioppogatto un impianto che ha solo costi.
Ricorso dei gestori
Di estrema delicatezza è l’argomento relativo alla possibilità di rivalsa economica dei gestori a seguito di sospensione o chiusura degli impianti per gravi irregolarità riscontrate o negli altri casi previsti dalla legge. In modo particolare occorrerà che sia la Provincia che i Comuni, ricorrendo a polizze assicurative o a particolari clausole nei contratti o negli atti di concessione, prevedano ogni strumento utile al fine di garantire la piena autonomia di azione e di giudizio dei dirigenti e dei funzionari preposti all’attività di controllo.
Regione Toscana
La Giunta Regionale ha approvato il disciplinare con cui Arpat individua tempi e modalità di attuazione delle direttive regionali. Attraverso tali direttive la Regione, nel rispetto del quadro normativo esistente, ha dettato alle aziende una serie di prescrizioni per rendere più efficiente la gestione degli impianti di smaltimento/incenerimento, per migliorare e accrescere i controlli e per rendere più efficace la comunicazione ai cittadini (ad esempio con l’installazione di pannelli per il monitoraggio delle emissioni). Inoltre è prevista l’introduzione di un sistema di collaudo sul software per l’autocontrollo, l’acquisto di nuove attrezzature per i controlli e l’attivazione all’interno di Arpat di una task-force, ossia di una squadra di operatori qualificati, specializzata e addetta ai controlli sui termovalorizzatori. E’ all’esame della Commissione competente la proposta di legge regionale che ridefinisce i compiti di Arpat come Agenzia di controllo. La Regione Toscana ha inoltre manifestato la propria disponibilità ad impegnare risorse economiche per nuovi controlli sulle matrici alimentari nelle zone limitrofe all’impianto di Falascaia. La Regione Toscana non gestisce più le risorse destinate alla raccolta differenziata ma tali risorse vengono trasferite direttamente agli enti territoriali. Così pure le risorse derivanti dall’ecotassa (8 milioni di euro fino al 2010) che sono destinate alla raccolta differenziata. La finalità è quella di strutturare a livello territoriale la raccolta “porta a porta” al fine di raggiungere più alte percentuali di raccolta differenziata rispetto all’attuale 33,4% complessivo a livello regionale. L’Assessore regionale Bramerini ha dichiarato che, se anche la raccolta differenziata raggiungesse il 55% e la riduzione dei rifiuti si assestasse al 15%, ciò non consentirebbe una diminuzione degli impianti di termovalorizzazione. La percentuale che si raggiunge sommando i rifiuti indifferenziati e i rifiuti che residuano dalla raccolta differenziata è del 60%. Nel caso in cui non operassero gli impianti di incenerimento la Regione Toscana rischierebbe l’emergenza rifiuti. L’Assessore regionale Anna Rita Bramerini, a proposito del contratto Daviddi, ricorda che, sulla base di un parere rilasciato dall’Avvocatura regionale, al momento della sua costituzione, l’Ato Costa subentrerà ai Comuni della Versilia nella gestione del contratto Daviddi, assumendo maggiore forza contrattuale in quanto rappresentante di tutti i Comuni della Costa.
Costituzione in giudizio quale parte civile
I rappresentanti istituzionali di Comuni, Provincia e Regione hanno più volte confermato la propria volontà di costituirsi in giudizio quale parte civile ove siano ravvisati reati nell’inchiesta condotta dalla Magistratura.
4. Conclusioni
Dalle criticità emerse, la Commissione Speciale intende sottoporre al Consiglio Provinciale le riflessioni e le possibili linee di intervento di seguito elencate:
I. La necessità di recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti di chi gestisce l’impianto e degli enti preposti al controllo del funzionamento e delle emissioni dello stesso;
II. L’esigenza di mettere in campo, unitamente agli altri enti coinvolti, una forte volontà per superare il contratto “Daviddi”;
III. La necessità di intervenire alla bonifica dell’area limitrofa all’impianto di Falascaia;
IV. La possibilità di procedere alla costituzione di parte civile da parte della Provincia di Lucca nel caso la magistratura accerti che siano stati compiuti reati nella gestione dell’impianto;
V. La volontà di rendere trasparenti i rapporti tra il gestore dell’impianto e i cittadini, nel rispetto dei propri ruoli e delle proprie competenze.
I. Per quanto riguarda il primo punto, la Commissione Speciale fa proprie le conclusioni della Commissione regionale d’inchiesta:
· Far dotare i gestori di sistemi di auto-controllo non modificabili, né alterabili alla fonte.
· Trovare il sistema più idoneo per garantire la regolarità del funzionamento degli impianti, il rispetto delle emissioni incrementando il numero dei controlli, le professionalità aggiuntive (su tecnologie informatiche e sicurezza dei dati) e la strumentazione adeguata che consenta la trasmissione dei dati, raccolti in tempo reale, in un’unica banca dati non modificabile né alterabile gestita da Arpat.
· Costituire un gruppo di lavoro di tecnici specializzati nel controllo di impianti di incenerimento, promuovendo la partecipazione degli enti locali e l’audizione dei comitati
Sollecitare gli enti competenti a :
· predisporre un controllo di verifica strutturale totale;
· programmare gli interventi analitici e ambientali sul territorio contiguo all’impianto e verificare se siano o meno necessari interventi di bonifica;
· certificare la corretta funzionalità dell’impianto, dandone illustrazione e informazione al pubblico;
· analizzare, alla luce della nuova normativa regionale, le modalità di affidamento della gestione dell’impianto nel passaggio dalla società Termomeccanica alla società Veolia.
Per permettere di lavorare nella direzione indicata la Commissione Speciale sostiene la necessità di chiedere alla Regione Toscana di seguire l’esempio dell’Emilia Romagna che, attraverso un progetto specifico (Progetto Moniter), si prefigge di “organizzare un sistema di sorveglianza ambientale e valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento”, che valga per tutto il territorio regionale. Tale progetto, partendo dalle conoscenze ormai acquisite, si propone di fornire indicazioni, uniformando le metodologie di monitoraggio degli impianti in questione e coinvolgendo, oltre all’Arpat, l’Asl e gli enti locali, anche le Università e i centri di ricerca.
In generale i risultati del progetto offriranno indicazioni:
§ alla Pubblica Amministrazione, per i fini della programmazione del territorio e l’eventuale azione di mitigazione dell’impatto degli impianti esistenti;
§ agli organismi pubblici di controllo (Dipartimenti di Sanità Pubblica delle ASL e ARPAT) per rendere più efficace la loro attività di controllo e di tutela della salute pubblica e per indirizzare la loro attività di espressione di pareri in sede di autorizzazione a nuovi impianti o alla loro modifica;
§ alle associazioni dei cittadini, che già in passato hanno manifestato ampie preoccupazioni per la presenza di impianti di smaltimento rifiuti, per fornire maggiori informazioni con cui confrontare tali preoccupazioni;
§ al mondo scientifico, a cui i risultati di studi ampi, condotti con metodologia appropriata, possono fornire evidenze non solo relativamente alle caratteristiche e agli effetti delle esposizioni complessive dovute agli impianti in questione, ma anche informazioni aggiuntive sulle caratteristiche e sugli effetti di singoli inquinanti di particolare interesse tossicologico.
II. Il superamento del contratto “Daviddi”, inteso come revoca o modifica sostanziale, diventa una necessità non più rinviabile.
Infatti la sua applicazione, oltre a far emergere una situazione di grosso disagio per le amministrazioni versiliesi mettendo a rischio i loro bilanci, è in netta controtendenza rispetto a quanto contenuto nelle normative e negli obiettivi della politica regionale e provinciale sulla gestione dei rifiuti. Appare evidente come alcuni Comuni del nostro territorio, con il supporto delle aziende di gestione e con il forte contributo economico della Provincia di Lucca (500.000,00 euro), hanno, in questi ultimi anni, incentivato il sistema della raccolta differenziata dei rifiuti, ottenendo risultati straordinari e consentendo al nostro territorio di divenire il più virtuoso dell’intera Regione. I risultati ottenuti, da attribuire principalmente all’adozione del sistema “porta a porta” che, ove supportato da un efficace sistema di riciclo, può risultare vantaggioso anche economicamente, fanno sì che diminuiscano le quantità di rifiuti destinati all’incenerimento.
Questo stato di cose contrasta con quanto prescritto dal contratto “Daviddi”, nel quale è stabilito che sia garantito il conferimento di una precisa quantità di tonnellate di rifiuti all’anno e, nel caso in cui non sia raggiunto il quantitativo predetto, i maggiori costi vadano a gravare sulla tariffa. L’ “eccessiva onerosità” di tale clausola capestro può costituire un efficace motivo per richiedere la modifica del contratto.
L’altro motivo su cui fondare una richiesta di revoca del contratto è legato ai risultati dell’indagine che la magistratura sta conducendo a seguito delle denunce per le eventuali manomissioni dei dati relativi alle emissioni in atmosfera.
III. Inoltre appare ormai necessario chiedere la bonifica dell’area rimasta da bonificare limitrofa alla discarica (750 mq di proprietà di ERSU) nella parte a monte dell’impianto d’incenerimento, come più volte richiesto dalle associazioni dei cittadini e come previsto dalla normativa vigente.
IV. La Commissione Speciale sostiene anche la necessità, nel caso in cui la magistratura accerti che siano stati compiuti reati, di procedere alla costituzione di parte civile della Provincia, in quanto il nostro Ente sarebbe stato incontrovertibilmente danneggiato.
V. Se al temine dell’inchiesta condotta dalla magistratura la gestione dell’impianto resterà affidata a Veolia, è fondamentale che i rapporti con la società siano improntati al rispetto dei ruoli e delle competenze e che sia soprattutto garantita la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.
Infine la Commissione Speciale definisce importante sostenere anche economicamente il sistema di raccolta differenziata denominato “porta a porta”, che ha avuto nella nostra Provincia risultati lusinghieri ma non ancora sufficienti, considerato che il D.Lgs 152/2006 stabilisce che l’obiettivo di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2012 sia del 65%, con un aumento progressivo del 5% annuo.
L’utilizzo del “porta a porta” consente, infine, di valorizzare e far crescere nelle popolazioni un modello culturale diverso di gestione delle risorse ambientali, alternativo a quello non più sostenibile dell’usa e getta.
E’ quindi fondamentale prevedere ulteriori azioni che consentano il raggiungimento degli obiettivi suddetti, adoperandosi per creare anche in Toscana un mercato del differenziato e per far funzionare al meglio la filiera del riuso.
In questa prospettiva è determinante la filiera del riciclo, ove ancora tanto c’è da costruire in previsione del raggiungimento degli obiettivi che si intendono realizzare da qui a pochi anni. Gli Enti locali e la Regione dovrebbero adoperarsi in tal senso, per creare un mercato del differenziato e del riuso che renda ancora più efficace la gestione del riciclo.
5. Elenco degli allegati
All. 1 - decreto del Presidente del Consiglio n. 1 del 19 settembre 2008
All. 2 agli atti - schema di flusso dell’impianto di Falascaia
All. 3 agli atti - indicazioni circa l’ubicazione degli altri inceneritori in Toscana
All. 4 agli atti - schema dei dati comunali sulla raccolta differenziata per gli anni 2005-2007
All. 5 agli atti - schema riepilogativo dello stato attuale di gestione dei rifiuti
All. 6 agli atti - statistiche sui rifiuti e relative tariffe contenute nel documento “Gestione dei rifiuti urbani in Toscana. Osservatorio Economico 1998-2004 – Primo rapporto regionale”
All. 7 - scheda di sintesi con indicazione delle competenze della Provincia in materia di gestione di rifiuti
All. 8 agli atti - copia delle delibere di autorizzazione all’impianto di Falascaia
All. 9 agli atti - rapporto sui controlli ambientali effettuati sull’impianto di termovalorizzazione di Falascaia-Pietrasanta 2002-2005
All. 10 - contratto c.d. Daviddi
All. 11 - osservazioni della Commissione di vigilanza e controllo sul piano di risoluzione delle problematiche di emissione del CO
All. 12 - parere della Regione Toscana del 26.09.08 in merito alle eventuali ricadute conseguenti alle novità legislative introdotte in materia di rifiuti sulla Convenzione tra i Comuni della Versilia e la Società Termomeccanica s.p.a.
All. 13 agli atti - nota dell’Ato2 Lucca sull’accordo interprovinciale Pisa-Lucca per il conferimento di 15.000 tonnellate di rifiuti urbani presso l’impianto di Peccioli per il periodo 11.09.2008-31.12.2008
All. 14 - comunicazione inizio procedura di infrazione inviata da Consorzio Ambiente Versilia a Veolia s.p.a. in data 25.07.08
All. 15 - risposta di Veolia s.p.a. alla richiesta di chiarimenti avanzata dalla Regione Toscana sui fatti relativi all’impianto di Falascaia
All. 16 agli atti - sommario schema illustrativo della composizione societaria di Veolia
All. 17 agli atti - “Piano definitivo di risoluzione delle problematiche di emissione dell’ossido di carbonio”presentato da Tev
All. 18 agli atti - progetti sullo stato di salute della popolazione e sulla contaminazione della popolazione animale e dei prodotti derivati
All. 19 agli atti - relazione sulla situazione e le prospettive dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana
All. 20 - decreto del Presidente della Regione n. 468 del 18.10.1993 di nomina di Roberto Daviddi, commissario ad acta
All. 21 agli atti - sintesi dell’attività svolta dall’Associazione per la tutela ambientale della Versilia in merito all’impianto di Falascaia –
All. 22 - Decreto del Commissario Straordinario della Versilia n. 50 del 21/12/1995 di presa d’atto dell’approvazione del progetto esecutivo dell’impianto di Falascaia
All. 23 – verbali delle sedute della Commissione Speciale
SOMMARIO
3. Criticità e osservazioni rilevate dalla Commissione speciale. 11
Accertamento tecnico preventivo. 12
Commissione di vigilanza e controllo. 13
Il progetto di ristrutturazione di Veolia e la trasparenza. 14
La centralina per il controllo delle acque di scarico. 15
Costituzione in giudizio quale parte civile. 16















